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Russia: nella lotta alla corruzione progressi in linea con l’Ocse

maggio 18, 2011
Approvata una disposizione che modifica la normativa vigente del Paese sempre più vicino alla firma della Convenzione del 1997

Colpire il fenomeno della corruzione con l’introduzione di una specifica ipotesi criminosa, la corruzione di pubblici ufficiali stranieri da parte delle imprese o degli individui, il ricorso a severe sanzioni pecuniarie, la possibilità riconosciuta alle istituzioni di effettuare indagini all’estero. Sono alcuni dei punti chiave del provvedimento firmato dal presidente russo Dimitri Medvedev che introduce alcune importanti novità nel quadro normativo nazionale. Un pacchetto di misure il cui obiettivo è contrastare in modo efficace il fenomeno che, oltre al rilievo interno, sta assumendo proporzioni analoghe anche in campo internazionale.

La reazione positiva dell’Ocse
L’approvazione del provvedimento è stata salutata con favore dall’Ocse, organizzazione con sede a Parigi, che ha espresso il proprio apprezzamento per l’obiettivo raggiunto. Un chiaro ed esplicito impegno della Russia a rafforzare l’attività di contrasto del fenomeno sul piano internazionale, ha ricordato Angel Gurrìa, segretario generale Ocse. Un problema quello della corruzione particolarmente radicato e avvertito dall’opinione pubblica nazionale e internazionale. Non a caso agli inizi dell’anno era stato proprio Medvedev, al termine di una riunione del Consiglio nazionale anticorruzione, a dare esplicito mandato alle forze di polizia di controllare entro tre mesi la veridicità delle dichiarazioni dei redditi presentate dai funzionari di Stato.

Un segnale di adesione alla politica dell’Ocse
Un fatto di rilievo in un momento topico per il Paese che si appresta a firmare la Convenzione Ocse sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali e a diventare membro del gruppo di lavoro sulla corruzione. La richiesta di adesione alla Convenzione da parte della Russia risale al febbraio 2009. Da allora il gruppo di lavoro sull’anti corruzione, composto dai rappresentanti dei 38 Paesi aderenti all’organizzazione, ha lavorato a stretto contatto con i funzionari russi per modificare il quadro normativo nazionale. L’obiettivo è  introdurre specifiche ipotesi di punibilità nei riguardi di chi si renda responsabile di corruzione nelle operazioni economiche internazionali. Secondo quanto indicato nella relazione dell’organizzazione del Consiglio d’Europa, elaborata alla fine del 2010, anche le raccomandazioni dei maggiori esperti europei sono state recepite nel quadro normativo russo.

La Convenzione Ocse del 1997
Risale al dicembre 1997 la firma della Convention on Combating Bribery of Foreign Public Officials, in International Business Transactions (The Anti-Bribery Convention) che 34 dei più grandi Paesi esportatori al mondo hanno concordato di firmare adottando regole comuni per punire le imprese o gli individui che contrattino tangenti. Da sottolineare che, all’epoca dell’accordo, le tangenti corrisposte ai pubblici ufficiali erano considerate illegali dalla normativa degli Stati aderenti. Ma non era ancora prevista l’ipotesi criminosa del pubblico ufficiale corrotto di un Paese estero. La Anti-Bribery Convention rappresenta, sotto questo profilo, una assoluta novità e una disposizione a carattere innovativo poichè introduce il concetto di “dazione di tangenti fatta a favore dei funzionari pubblici stranieri”.

La cooperazione e la mutua assistenza tra Stati
Repressione e prevenzione, cooperazione tra Stati, ruolo del settore privato sono gli obiettivi ambiziosi indicati dalle maggiori relazioni degli organismi internazionali. L’intento è unico ovvero combattere un fenomeno che ha un effetto destabilizzante non soltanto sulle economie sviluppate ma anche in via di sviluppo e che non si limita ai soli confini nazionali. In questo contesto una particolare attenzione viene  dedicata dall’Ocse al ruolo della cooperazione fra Stati con riferimento alle procedure di cooperazione e mutua assistenza legale, ai programmi di partnership tra le diverse polizie e magistrature degli Stati firmatari, alla formazione delle forze di polizia e dei magistrati nei Paesi meno sviluppati o in via di sviluppo.

G.Muro

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