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Come sopravvivere in Russia per un businessman italiano

giugno 27, 2011

Per lavorare correttamente con una nazione complicata qual è la Russia, è necessaria una accurata preparazione. Ecco a voi un breve promemoria per tutti coloro vogliano fare business o collaborare con i russi:

carattere nazionale

il carattere nazionale del popolo russo- è molto contradditorio. Solo il russo può sperare per il meglio, però sempre prepararsi al peggio. Dovrete essere pronti a sapere, che la Russia – è un paese di contrasti.

“L’anima” russa

L’anima- è una sostanza non materiale, che si stacca dal corpo dopo la morte. Sull’anima “russa” hanno ragionato Dostoevskiy, Tolstoy e Chekhov, ripresi i migliori film russi e sono scritte immortali opere musicali dei grandi compositori russi. Spiegare chiaramente, cos’è l’anima allo straniero è un compito arduo. come dice il famoso proverbio russo “gli stranieri non potranno mai capire l’anima russa”. Ma di amicarvi l’anima russa vi consigliamo.

Le principali caratteristiche della anima russa considerano larghezza, misteriosità e passione per estremi, del quale voi, senza dubbio, avrete già capito anche nella conoscenza con i russi all’estero. Non sorprendetevi, se il russo in qualche ora del gioco di carte perde tutto il suo patrimonio, appartamento, macchina e pure la moglie. L’inabilità di fermarsi in tempo e fervore- sono due importanti componenti della popolazione .

Brevemente postulato principale della anima russa si può esprimere come : “ se si ama, si ama; se ci si diverte, ci si diverte; se si spara, si spara”.

Atteggiamento verso gli italiani

L’atteggiamento dei russi nei confronti degli stranieri dipende molto dalla nazionalità del ospite.

Gli italiani hanno per i russi il merito di essere un popolo allegro ed emozionale.

I russi credono, che tutti gli italiani abitino nei castelli vicino al mare,e che mangino sempre i maccheroni e la pizza, cantando le canzoni di San Remo di anni 70-80 (i russi adorano questa musica).

La classe d’elite russa associa l’Italia con la moda, grande cucina e le migliori località turistiche. Allora, gli italiani- sono sempre ospiti graditi per la Russia.

A sbafo, a ufo

I russi credono nelle cose gratis. Questa è la seconda componente della mentalità nazionale dopo l’anima russa. “Le cose gratis”- sono beni di ogni sorta, quali devono cadere dal celo. Nello stesso tempo, per meritarli, non è necessario lavorare oppure fare sforzi. Probabilmente, proprio per questo motivo, tante aziende straniere riescono a far fortuna in Russia: primo, le aziende straniere amano e sanno lavorare, secondo, i russi adorano gli sconti e regali di ogni genere “gratis”. Non per niente a Mosca, dove i prezzi per gli alloggi sono comparabili alle altre grandi capitali mondiali, la pubblicità dei residence d’elite era:”compri l’appartamento e ottieni un berretto in regalo”.

Geografia

Russia – è il più grande paese del mondo. Il territorio russo è attraversato da 11 fusi orari. Perciò, preparando il business viaggio, precisate il fuso orario o almeno controllate sulla mappa della Russia dove si trova la città che andrete visitare.

Senz’altro vi dovrete chiedere se è disponibile la infrastruttura necessaria (perché nella piccola città , coperta di neve, nella Lakùzia, potrebbe semplicemente non esserci) e dovrete provvedere alla traduzione accurata perche l’inglese e l’italiano potrebbero non essere parlati in loco.

Burocrate

sistema burocratico russo- è uno dei più burocratici paese del mondo. Però, con l’approccio giusto la burocrazia russa si dimostra amichevole e cara. Si deve tener conto, che per la burocrazia russa è molto importante il livello dell’interlocutore. Basta una telefonata dell’ufficiale altolocato per risolvere la questione, per la quale voi già da tempo girate per uffici.

Banditi e mafia russa

Se voi immaginate la mafia russa con mujik (uomini) con le catene d’oro sul Mercedes classe 600 con ferri da stiro nelle mani, questo miracolo non è reale. Tale mafia è rimasta nel cinema hollywoodiano; non si trova neanche nelle più remote città della Siberia. di conseguenza “fare amicizia”, bere vodka con questi “tovarishi” e cacciare l’orso non sarà necessario.

La legge e le regole

in Russia c’è un proverbio: “le regole sono inventate, per violentarle”. Però è necessario ricordare: meno contraddizioni avrete con la legge , più accurati sarete nel loro rispetto, cosi vi sentirete sicuri- oggi , e in futuro.

Business collaborazione

Per i russi nella scelta del business partner hanno grande valore non solo le capacità pratiche organizzative, ma anche le qualità personale, le quali i russi si danno da fare per conoscerle anzitutto. Per il russo è importante capire la persona con la quale dovrà avere a che fare.

I russi molto spesso preferiscono risolvere le questioni d’affari in luoghi non formali: questo può essere non solo il ristorante di lusso, ma anche la sauna.

Le trattative

Vodka – è una armata segreta di russi businessman. Perciò, dovrete essere sempre all’erta. Se no, la mattina seguente avrete mal di testa, non solo per la quantità bevuta, ma dal terrore di aver firmato tale contratto.

I consumatori russi preferiscono vino d’importazione a quello russo

giugno 21, 2011

La lotta contro l’alcolismo minaccia di stroncare definitivamente la produzione enologica in Russia.

L’attuale campagna di lotta contro l’alcolismo minaccia di stroncare lo sviluppo della produzione enologica di qualità in Russia, che dispone di grande potenziale per diventare uno dei maggiori produttori di vino nel mondo. Prima del taglio barbarico ai tempi di Mikhail Gorbaciov, che credeva così di poter combattere la devozione del popolo russo alla bottiglia, le vigne occupavano una superficie di 200 mila ettari.
Nel 2011 le vigne in Russia occupano appena 65mila ettari, cioè –  senza parlare dell’Italia – una superficie di 60 volte inferiore ai vigneti della Gran Bretagna. Attualmente la Russia è assente nel mondo come produttore di vino. La produzione di uva per vino è concentrata su una superficie di 30mila ettari.
Purtroppo la maggior parte dei produttori acquista all’estero  la materia prima e confeziona  prodotti di bassissima qualità: secondo un recente sondaggio nessuno dei vini russi venduti al prezzo di 100 rubli a bottiglia corrispondeva alla qualità e al marchio dichiarati sull’etichetta.
La situazione è paradossale: a differenza dei Paesi europei in Russia l’interesse dei consumatori per i vini di qualità aumenta di anno in anno. Nel 2010 la produzione di vino in Russia (a base di uva propria, ma soprattutto grazie all’importazione è stata pari a 541 milioni di litri, il record assoluto degli ultimi 20 anni. Nel 2011 la produzione rimarrà sugli stessi livelli del 2010 a causa della riforma del mercato dell’alcol (ottenimento dai produttori di nuove licenze e , di conseguenza, la rottura di legami tra i produttori e il commercio).
Gli esperti sperano che in Russia diminuisca la produzione di surrogati di vino e aumenti invece la quota dei prodotti di buona qualità. Questo trend porterà però inevitabilmente all’aumento del prezzo medio di una bottiglia di vino russo.

La produzione di vino in Russia è frenata da una drastica scarsità di materia prima: nel 2010 in Russia ne sono stati prodotti 263 milioni di litri. La scarsità raggiunge 870 milioni di litri di materiali vinicoli. I maggiori Paesi fornitori verso la Russia di uva per il vino sono la Spagna (41%), l’Ucraina (18%) e l’Italia (17%). La scarsità delle vigne rende praticamente impossibile aumentare la produzione enologica negli anni a venire.
In Russia il vino viene prodotto principalmente in due regioni: nel Sud del Paese, come si può comprendere dalla posizione geografica, coltivano l’uva e cercano di produrre dei vini di alta qualità. Nelle regioni centrali producono del vino di bassissima qualità, confezionato in tetrapack, che viene successivamente venduto con marchi contraffatti, non corrispondenti a quelli  dichiarati dal produttore.
I produttori di vini in Russia devono far conto sugli aspetti negativi derivanti dalla psicologia dei consumatori, che non considerano il proprio Paese come terra adatta per la produzione di vini di alta qualità. I vini russi venduti a un prezzo di 140-150 rubli per  bottiglia non hanno nulla da invidiare a quelli d’importazione venduti al prezzo di 250 rubli a bottiglia. I consumatori russi non sono disposti a pagare 250 per una bottiglia di vino russo e a parità di prezzo quasi al 100% preferiscono scegliere vini importati. Perciò il compito numero uno del marketing dei produttori enologici russi è di creare per il vino russo  un’immagine di prodotto di alta qualità.
Molti produttori russi seguono invece la strada più facile, invadendo il mercato di vini economici: l’80% del settore russo del vino sotto 100 rubli per bottiglia è controllato dai produttori russi.
Parallelamente ai produttori di vini di alta qualità e di mass-market operano degli entusiasti sconosciuti che riescono a produrre dei vini straordinari: nel 2011 il  Sovignon Blanc di un enologo  della città di Novorossijsk ha conquistato il secondo premio a un prestigioso concorso in Nuova Zelanda.
La pubblicità del vino russo permette di sperare che nel giro di 5-10 anni i consumatori russi accettino di acquistare dei prodotti interni al prezzi di 500-800 rubli per  bottiglia. Seguendo questo trend i maggiori produttori di vini (non parliamo di quelle società che si occupano di imbottigliare vino importato di bassissima qualità) riducono la produzione di vini da tavola aumentando invece la produzione prodotti di alta qualità.
I produttori del ‘Polo Sud’ lamentano l’assenza di adeguati controlli della qualità del vino da parte dello Stato, un’assenza che di fatto favorisce all’altro polo ‘centrale’, specializzato nella produzione di bassa qualità.
Ciononostante, il mercato registra una costante diminuzione del consumo di vodka e di altri superalcolici e il parallelo aumento di domanda di vino. Dopo un calo di consumi di vini nel biennio della crisi finanziaria (2008-2009) i consumi sono ritornati l’anno scorso sui livelli precedenti la fase economica negativa..
I produttori di vino auspicano una politica dello Stato indirizzata a incentivare il consumo di vini di buona qualità, riducendo le rispettive tasse e accise: attualmente, in base al rapporto con lo stipendio medio, il prezzo dei vini russi più economici supera di 5-6 volte quelli registrati nei Paesi europei. Inoltre, lo Stato potrebbe varare una legge speciale sul vino, classificando i prodotti insieme ad altri generi alimentari, mentre i vini rientrano attualmente nel comparto delle bevande alcoliche forti.
Questo aspetto ostacola lo sviluppo della produzione. Il legislatore deve eliminare le  lacune e le ambiguità esistenti per stimolare la produzione di vini veri, che costituiscono una piccolissima parte del miliardo di bottiglie prodotte in Russia ogni anno. In particolare in Russia non esistono regolamenti e neppure gli standard per questo tipo di prodotto.
Se dovesse essere approvato il programma di sostegno dell’industria del vino (il Governo l’ha preannunciato per il periodo 2012-2020), nel Sud della Russia dovranno essere piantate molte centinaia di migliaia di nuove vigne.
E ciò significherebbe lo sviluppo  di ottime opportunità anche per le industrie italiane, produttrici e esportatrici di moderne tecnologie per l’enologia di qualità.

fonte Russia 24

Russia: sul transfer pricing la nuova legge piace all’ Ocse

giugno 18, 2011

L’approvazione in via definitiva è prevista entro la fine dell’estate con l’ingresso in funzione agli inizi del 2012
Un progetto coerente con le migliori pratiche internazionali. È, in estrema sintesi, il giudizio espresso dall’Ocse sulla recente proposta di una nuova disciplina sui prezzi di trasferimento che nella Federazione russa dovrebbe trovare applicazione agli inizi del nuovo anno. Il progetto di legge, che il 19 febbraio 2010 la Duma ha licenziato in prima lettura, ha un duplice obiettivo: migliorare l’efficienza delle verifiche fiscali, ridurre le possibilità di evasione e i rischi di doppia imposizione. Elementi che dovrebbero contribuire a creare un clima favorevole agli investimenti per le imprese multinazionali. Un intento condiviso dall’organizzazione parigina che lo giudica conforme alle linee guida elaborate sui prezzi di trasferimento per le imprese multinazionali e le Amministrazioni fiscali.

Transfer pricing: una legge che risale al 1999
La nuova legge sui prezzi di trasferimento dovrebbe essere approvata in via definitiva entro la fine dell’estate dalla Duma per entrare in vigore nel gennaio del prossimo anno. In particolare si prevede che l’iter legislativo (adozione della legge in seconda, terza (ed ultima) lettura da parte della Duma, approvazione da parte della Camera alta e firma del Presidente Medvedev) possa essere completato entro la fine dell’estate. Il progetto di legge rivisita e aggiorna ai migliori standard internazionali le disposizioni attualmente vigenti sui prezzi di trasferimento del codice fiscale russo, considerate poco sviluppate e inefficienti a causa della loro scarsa attuazione. Secondo la nuova legge, le regole saranno più dettagliate sotto il profilo tecnico e in linea con gli orientamenti dell’Ocse sulla disciplina dei prezzi di trasferimento. Tra le novità il capitolo relativo alla documentazione e agli aggiustamenti sui prezzi di trasferimento nell’ambito della quale sono previste pesanti sanzioni per informazioni incomplete, inesatte o presentate fuori dei termini previsti; il capitolo riguardante l’elenco delle operazioni soggette a controllo con un particolare rilievo attribuito alle transazioni transfrontaliere, alle operazioni con le parti correlate, ad alcuni tipi di merci (es. petrolio e prodotti petroliferi, metalli e pietre preziose) e con entità straniere registrate in giurisdizioni a bassa o nulla tassazione.

La Russia possibile membro dell’Ocse
La Federazione russa sta attualmente conducendo negoziati importanti per diventare membro dell’Ocse. Anche l’approvazione di questa legge avviene in un momento topico per il Paese per l’adesione alla Convenzione Ocse sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali e a diventare membro del gruppo di lavoro omonimo. Un altro importante adeguamento riguarda l’introduzione di una specifica disposizione nel codice penale in base alla quale la corruzione di pubblici ufficiali stranieri da parte di imprese o degli individui è un crimine e, in quanto tale, è penalmente perseguita. Il rispetto delle norme fiscali concordate a livello internazionale è un elemento chiave dei negoziati di adesione. E anche l’adeguamento alle linee guida dell’Ocse sul transfer pricing rappresenta un tassello in più in questa direzione.

FiscoOnline

Russia, imposte in salita sulle esportazioni di carburante

maggio 26, 2011
La misura è stata decisa di recente con il preciso obiettivo di garantire l’erogazione della benzina sul mercato interno

A febbraio il premier russo, Vladimir Putin, ha imposto un limite massimo da applicare ad alcune merci considerate socialmente strategiche (come frutta, verdura, grano e patate) per contribuire alla lotta contro l’inflazione galoppante nel Paese (9,6% in aprile). Tra i beni figurava anche la benzina per autotrazione.
L’effetto più evidente della decisione è stata la discesa del prezzo del carburante che, però, ha indotto i produttori petroliferi russi a vendere sul mercato estero piuttosto che su quello interno causando un vero e proprio deficit di approvvigionamento all’interno del Paese.
Inoltre le esportazioni petrolifere sono divenute più attraenti per le compagnie produttrici anche per l’aumento del prezzo del greggio a livello globale.


I numeri
Tra gennaio e marzo di quest’anno la Russia ha esportato, rispetto al primo trimestre dell’anno 2010, il 40% in più di benzina su rotaia (pari a 2,14 milioni di tonnellate di greggio).Le forniture domestiche (rispetto allo stesso periodo del 2010 che erano pari a 6,1 milioni) sono calate a 5,7 milioni di tonnellate. La produzione totale, tuttavia, è rimasta invariata (8,82 milioni di tonnellate).

Il monitoraggio sui prezzi
Il Primo Ministro, per meglio determinare le cause della carenza di benzina sull’intero territorio nazionale, ha anche provveduto a commissionare un monitoraggio sui prezzi del carburante mentre Igor Artemiev direttore del Servizio antimonopoli russo (Fas), ha annunciato ispezioni e verifiche sulle compagnie petrolifere in oltre 20 regioni del Paese e controlli più incisivi contro le società sospettate di porre in essere un cartello economico anticoncorrenziale.

Scelta fiscale
Il Cremlino, per riequilibrare la scelta operata dal presidente russo, ha deciso da una parte di ridimensionare le esportazioni petrolifere e dall’altra aumentare le tasse che gravano sull’export di carburanti (+44%). L’intento è colpire le scelte dei produttori “espatriati” all’estero alla ricerca del profitto. In sintesi, dal maggio 2011 l’imposta è salita dai 283,90 dollari per tonnellata cubica a 408,30 dollari (+124,40 dollari).

Gli effetti della decisione
La decisione, se da una lato avvantaggerà i cittadini russi (incolonnati per chilometri davanti ai distributori per ricevere al massimo 20 litri di benzina per veicolo) potrebbe ripercuotersi sulle tasche degli automobilisti europei che vedranno salire i prezzi, già di per sè sensibili, del mercato petrolifero. E ciò tenuto conto che l’export russo copre circa il 40% del fabbisogno europeo e a causa della problematica situazione politica in Libia e in generale in tutto il nord Africa esportatore di petrolio.
Nell’ammettere che l’aumento della tassa colpirà le società petrolifere Putin ha chiesto di procrastinare i tempi di applicazione della produzione di benzina dello standard Euro-3 ed Euro-4.

La Russian Fuel Union
Secondo la RFU (Russian Fuel Union), organizzazione che rappresenta i distributori di benzina, le colpe maggiori devono essere ricercate nelle scelte dei fornitori (come Rosneft e Gazprom Neft) di aver rifiutato di fornire le società private. Le grandi major come Rosneft e Lukoil, tuttavia, negano i tagli e promettono maggiori forniture di carburante (benzina e diesel) per auto.

Russia: nella lotta alla corruzione progressi in linea con l’Ocse

maggio 18, 2011
Approvata una disposizione che modifica la normativa vigente del Paese sempre più vicino alla firma della Convenzione del 1997

Colpire il fenomeno della corruzione con l’introduzione di una specifica ipotesi criminosa, la corruzione di pubblici ufficiali stranieri da parte delle imprese o degli individui, il ricorso a severe sanzioni pecuniarie, la possibilità riconosciuta alle istituzioni di effettuare indagini all’estero. Sono alcuni dei punti chiave del provvedimento firmato dal presidente russo Dimitri Medvedev che introduce alcune importanti novità nel quadro normativo nazionale. Un pacchetto di misure il cui obiettivo è contrastare in modo efficace il fenomeno che, oltre al rilievo interno, sta assumendo proporzioni analoghe anche in campo internazionale.

La reazione positiva dell’Ocse
L’approvazione del provvedimento è stata salutata con favore dall’Ocse, organizzazione con sede a Parigi, che ha espresso il proprio apprezzamento per l’obiettivo raggiunto. Un chiaro ed esplicito impegno della Russia a rafforzare l’attività di contrasto del fenomeno sul piano internazionale, ha ricordato Angel Gurrìa, segretario generale Ocse. Un problema quello della corruzione particolarmente radicato e avvertito dall’opinione pubblica nazionale e internazionale. Non a caso agli inizi dell’anno era stato proprio Medvedev, al termine di una riunione del Consiglio nazionale anticorruzione, a dare esplicito mandato alle forze di polizia di controllare entro tre mesi la veridicità delle dichiarazioni dei redditi presentate dai funzionari di Stato.

Un segnale di adesione alla politica dell’Ocse
Un fatto di rilievo in un momento topico per il Paese che si appresta a firmare la Convenzione Ocse sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali e a diventare membro del gruppo di lavoro sulla corruzione. La richiesta di adesione alla Convenzione da parte della Russia risale al febbraio 2009. Da allora il gruppo di lavoro sull’anti corruzione, composto dai rappresentanti dei 38 Paesi aderenti all’organizzazione, ha lavorato a stretto contatto con i funzionari russi per modificare il quadro normativo nazionale. L’obiettivo è  introdurre specifiche ipotesi di punibilità nei riguardi di chi si renda responsabile di corruzione nelle operazioni economiche internazionali. Secondo quanto indicato nella relazione dell’organizzazione del Consiglio d’Europa, elaborata alla fine del 2010, anche le raccomandazioni dei maggiori esperti europei sono state recepite nel quadro normativo russo.

La Convenzione Ocse del 1997
Risale al dicembre 1997 la firma della Convention on Combating Bribery of Foreign Public Officials, in International Business Transactions (The Anti-Bribery Convention) che 34 dei più grandi Paesi esportatori al mondo hanno concordato di firmare adottando regole comuni per punire le imprese o gli individui che contrattino tangenti. Da sottolineare che, all’epoca dell’accordo, le tangenti corrisposte ai pubblici ufficiali erano considerate illegali dalla normativa degli Stati aderenti. Ma non era ancora prevista l’ipotesi criminosa del pubblico ufficiale corrotto di un Paese estero. La Anti-Bribery Convention rappresenta, sotto questo profilo, una assoluta novità e una disposizione a carattere innovativo poichè introduce il concetto di “dazione di tangenti fatta a favore dei funzionari pubblici stranieri”.

La cooperazione e la mutua assistenza tra Stati
Repressione e prevenzione, cooperazione tra Stati, ruolo del settore privato sono gli obiettivi ambiziosi indicati dalle maggiori relazioni degli organismi internazionali. L’intento è unico ovvero combattere un fenomeno che ha un effetto destabilizzante non soltanto sulle economie sviluppate ma anche in via di sviluppo e che non si limita ai soli confini nazionali. In questo contesto una particolare attenzione viene  dedicata dall’Ocse al ruolo della cooperazione fra Stati con riferimento alle procedure di cooperazione e mutua assistenza legale, ai programmi di partnership tra le diverse polizie e magistrature degli Stati firmatari, alla formazione delle forze di polizia e dei magistrati nei Paesi meno sviluppati o in via di sviluppo.

G.Muro

Perché serve un traduttore russo italiano?

maggio 17, 2011

Un traduttore russo-italiano (traduzione in russo)  è fondamentale per sviluppare il proprio business: non serve avere solo un ottimo prodotto, un’idea innovativa, i giusti canali di intermediazione. Occorre anche avere un piano di comunicazione che sia studiato su misura del nostro interlocutore. Ma spesso l’ingenuità che si commette è quella di inserire, magari su un sito internet che promuove il proprio prodotto e i propri servizi, delle pseudo-traduzioni fatte con il traduttore russo italiano on line di google. Il risultato, come immaginabile, è un misto di comicità e approssimazione che certamente non darà una buona idea della propria azienda.

Perché rivolgersi ad un traduttore russo italiano madrelingua?

Un traduttore russo italiano madrelingua comprende perfettamente tutte le sfaccettature della lingua e sa volgere al meglio ogni genere di espressione, comprese quelle tecnicne e gergali. Una traduzione professionistica dal russo all’italiano, o viceversa, permette di utilizzare con grande efficacia quelle forme di espressione e di costruzione della frase che risultano più incisive al momento della promozione e della vendita dei propri prodotti.

Anche se un cliente estero parla inglese, comunicare non nella propria lingua madre può far sorgere spiacevoli contrattempi, incomprensioni, se non anche vere noie legali. Avvalersi di una ottima traduzione russo-italiano permette di evitare tutto questo e apre con più facilità le porte al proprio business.

Come scegliere il miglior traduttore (traduzioni in russo)? Cosa può fare per voi?

Un traduttore professionista ha un percorso di studi certificato e specificamente costruito per fare questo mestiere. Ha frequentato l’università di lingue e successivi corsi di perfezionamento; può fare insieme da interprete e traduttore ma anche assistere in ogni fase di sviluppo del business, per tutte le pratiche indispensabili per aprire un’attività in Russia o nei paesi dell’ex Csi. Questo perché, idealmente, oltre ad avere una conoscenza perfetta della lingua ha anche un background economico e giuridico che gli permette di avere una perfetta conoscenza del mercato, oltre che comprovata esperienza nelle trattative e nelle intermediazioni, nella gestione della corrispondenza estera o nella capacità di intrattenere telefonate coi clienti esteri e contatti diretti nel corso delle fiere.

Un buon traduttore, quindi, non sa solo occuparsi di traduzioni tecniche e commerciali ma può gestire la documentazione tecnica e il materiale pubblicitario, è abile nelle pubbliche relazioni, ha buoni contati per la ricerca clienti ed è pienamente inserito nel mercato locale

Per l’economista Illarionov la Russia è entrata in una fase di recessione

maggio 17, 2011
La produzione di mezzi di trasporto è diminuita dello 0,9%, la produzione di macchine elettriche è scesa dell’1,2%, la produzione tessile è calata dell’1,8%  e quella di legname è scesa dell’1,8%, la produzione metallurgica ha registrato una contrazione del 3,5%, la produzione di calzature e di prodotti di pelle è diminuita del 3,7%, la produzione chimica è arretrata del 3,8%, mentre la produzione metalmeccanica di macchinari e di impianti tecnologici è proprio crollata dell’8,1 per cento.
La Russia è entrata in una nuova fase di recessione, che potrà durare per alcuni mesi. La ha dichiarato Andrej Illarionov, ex consigliere per le questioni economiche del presidente Vladimir Putin. Illarionov è arrivato a questa conclusione dopo aver analizzato i dati statistici sull’economia russa forniti dal Centro di analisi economica del Governo russo. “Si tratta di una preoccupante recessione economica che ha già colpito molti settori industriali della Russia”, ha sottolineato l’economista, noto in Russia e in Occidente per la sua posizione liberale e riformista.
Secondo Illarionov, nonostante tutto l’industria non è ancora riuscita a ritornare sui livelli di produzione, che erano stati registrati prima della crisi finanziaria globale, nel mese di gennaio del 2008. Le statistiche economiche russe del mese di marzo del 2011 non hanno fatto che confermare le preoccupazioni emerse nel mese precedente: per la prima volta dopo la conclusione della precedente fase di recessione industriale nel gennaio del 2009, la produzione industriale nei primi tre mesi del 2011 non è cresciuta. “Anzi – ha detto Illarionov – stiamo registrando una preoccupante contrazione di molte produzioni importanti”.
In particolare in febbraio del 2011 la produzione industriale ha registrato una contrazione dell’1,3 per cento rispetto al corrispondente mese del 2010.
Molto preoccupante è la situazione dell’industria dei generi alimentari, nella quale la recessione persiste ormai da cinque mesi. La produzione di mezzi di trasporto è diminuita dello 0,9%, la produzione di macchine elettriche è scesa dell’1,2%, la produzione tessile è diminuita dell’1,8% la produzione di legname è scesa dell’1,8%, la produzione metallurgica ha registrato una contrazione del 3,5%, la produzione di calzature e di prodotti di pelle è diminuita del 3,7%, la produzione chimica è scesa del 3,8%, mentre la produzione metalmeccanica di macchinari e di impianti tecnologici è proprio crollata dell’8,1 per cento.
“Le proporzioni e la velocità dell’attuale recessione mi fanno pensare che la situazione negativa potrà durare per più di un mese”, ha dichiarato l’ex consigliere presidenziale.
La causa della recessione che dura ormai da due mesi, secondo Illarionov, è stata una notevole diminuzione degli investimenti nei settori strategici dell’economia nazionale.
“In base alle informazioni in mio possesso – ha detto Illarionov – posso arrivare alla conclusione che il principale fattore che ha generato la recessione è stata una rapida diminuzione degli investimenti”.
Negli ultimi quattro mesi i ritmi della diminuzione degli investimenti hanno superato di gran lunga le diminuzioni che erano state registrate in precedenza, durante le crisi finanziari in Russia dell’autunno del 1998 e dell’inverno del 2009. Sullo sfondo di una rapida crescita delle esportazioni (di idrocarburi in primo luogo) e il rally sul marcato azionario della Russia una contrazione degli investimenti significa che alla base di questo processo negativo si sono trovati dei fattori interni. Una inversione del trend – radicale e alquanto negativo – nel flusso degli investimenti nei settori reali dell’economia nazionale è stata registrata nel mese di dicembre del 2010. Gli eventi politici che possono aver influenzato la situazione degli investimenti possono essere rappresentato dalle rivelazioni di Wikileaks sullo Stato russo “controllato dalla mafia russa (come emergeva dalla corrispondenza confidenziale dei diplomatici Usa), i commenti di Putin sul secondo processo contro Khodorkovskij e Lebedev, la condanna dell’ex patron della compagnia petrolifera Yukos.
Illarionov non ha escluso che una rapida contrazione degli investimenti interni sarebbe stata provocata dalla reazione  della comunità imprenditoriale della Russia a tutti questi eventi.
Inoltre, i preparativi alle elezioni legislative in Russia del dicembre del 2011 e a quelle presidenziali (marzo 2012), l’assenza di informazioni sui piani elettorali del tandem Medvedev-Putin,  non hanno di certo aggiunto sicurezza all’imprenditoria nazionale e internazionale che lavora in Russia. Uno dei tratti particolari della recessione attuale è legato alle direzioni opposte verso cui si muovono i suoi componenti principali. Mentre le esportazioni, le importazioni e il commercio retail continuano a crescere (export e import a ritmi da record), i volumi della produzione industriale, gli investimenti e i redditi reali disponibili della popolazione sono in calo. Eccetto il commercio retail, nessun altro importante componente del Pil russo non è riuscito a risalire ai livelli del 2007-2008.fonte intesasanpaolo24

Flash Industria 1.2011

maggio 17, 2011

Nel primo trimestre 2011, sulla base dell’indagine  VenetoCongiuntura, la produzione industriale ha registrato una crescita del +4,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010. Rispetto al trimestre precedente, l’incremento è stato del +0,8 per cento (+1,7% la variazione congiunturale destagionalizzata per le imprese con almeno 10 addetti).

L’analisi congiunturale del primo trimestre 2011 sull’industria manifatturiera di Unioncamere del Veneto con la collaborazione della Confartigianato del Veneto, è stata effettuata su un campione di 2.565 imprese con almeno 2 addetti.

Il grado di utilizzo degli impianti è risultato pari al 73,2 per cento, in aumento rispetto al 71,5 per cento segnato nel trimestre precedente. Tutte le dimensioni d’impresa hanno mostrato un andamento positivo nella produzione, con le grandi imprese in testa (+10,1%), seguite dalle medie imprese (+5,7%) e dalle piccole imprese (+3,7%). Sostanzialmente stabili invece le microimprese, che hanno segnano una variazione del +0,3 per cento.

Prosegue l’andamento positivo della produzione dei  beni intermedi e dei beni d’investimento, che hanno segnato rispettivamente +6,4 e +5,9 per cento. Buona la performance anche per le imprese che realizzano  beni di consumo, che hanno messo a segno un +1,7 per cento. Riguardo i settori, la miglior performance è stata  registrata dal comparto delle macchine ed apparecchi meccanici (+8,6%), seguito dai metalli e prodotti in metallo (+8,4%). Sopra la media anche i settori delle macchine elettriche ed elettroniche (+6,3%), della gomma e plastica (+5,8%), del tessile, abbigliamento e calzature (+5,4%) e dei mezzi di trasporto (+4,7%). Inferiori sono i risultati dell’alimentare, bevande e tabacco (+2,7%) e della  carta, stampa ed editoria (+2,6%). Sono state registrate flessioni invece nei settori del legno e mobile (0,9%), del marmo, vetro, ceramica e altri minerali  non metalliferi (-1,4%) e nelle altre imprese manifatturiere (-2,2%).

Azerbaigian e Moldova: in Gazzetta nuovo step per le convenzioni

febbraio 27, 2011
Pubblicate le due leggi di ratifica ed esecuzione degli accordi firmati dall’Italia dopo l’ok del Parlamento
Dopo che il 20 gennaio scorso il Parlamento ha approvato i due disegni di legge sui due accordi internazionali contro le doppie imposizioni, sono state pubblicate nel supplemento ordinario n. 50 della Gazzetta Ufficiale n. 45 (Serie generale) del 24 febbraio le leggi di ratifica ed esecuzione di due convenzioni. La prima è quella firmata dall’Italia con la Moldova (legge n. 8 del 3 febbraio 2011) e la seconda è con l’Azerbaigian (legge n. 6 del 3 febbraio 2011). 31 articoli e un protocollo aggiuntivo sono le caratteristiche principali della Convenzione con la Moldova mentre quella con l’Azerbaigian è costituita da 32 articoli e un protocollo aggiuntivo. Strumento efficace di politica internazionale, prima ancora che tributaria, le convenzioni mirano a favorire la collaborazione tra gli Stati e l’interscambio commerciale garantendo una equa distribuzione del prelievo fiscale tra lo Stato in cui il reddito viene prodotto e lo Stato di residenza dei beneficiari. L’efficacia dei due accordi è condizionata alla ratifica e allo scambio degli strumenti di ratifica da parte degli Stati contraenti.
pubblicato il 25/02/2011
in Dal mondo

I nuovi rapporti tra Italia e Russia

febbraio 17, 2011

Relazioni politiche
Negli ultimi anni, le relazioni tra Italia e Federazione Russa hanno raggiunto un livello di assoluta eccellenza, al punto di meritare giustamente la qualifica di “relazioni privilegiate”.
Il convinto e talvolta decisivo sostegno dato dall’Italia al percorso di avvicinamento russo alla “comunità occidentale” (UE, NATO, OMC, OCSE) è stato dettato dall’esigenza di dare una lettura equilibrata e realistica al rapporto fra l’Occidente e una Russia che sta recuperando sullo scenario internazionale quel ruolo di primo piano che le spetta per ovvie ragioni storiche, geografiche, politiche ed economiche. L’Italia ha sempre ritenuto opportuno contrastare la percezione di insicurezza e di isolamento che andava prendendo piede in Russia nel corso dei difficili anni successivi alla dissoluzione dell’URSS ritenendo viceversa necessario tenere tale Paese ancorato ad uno schema cooperativo in tutti i settori, in coerenza con le interdipendenze esistenti in campo sia economico che politico.
Il rapporto fra Italia e Federazione Russa si è alimentato anche attraverso numerosi incontri ad alto livello. Vanno ricordati: la visita di Stato del nostro Presidente della Repubblica nella Federazione Russa dal 15 al 18 luglio 2008; la visita a Mosca del Ministro Frattini il 4 settembre 2008 nel contesto dell’intensa azione diplomatica messa in campo dall’Italia per favorire una soluzione della crisi russo-georgiana; il Vertice di Governo italo-russo allargato che si è tenuto a San Pietroburgo il 7 novembre 2008 (il precedente si era svolto a Bari nel marzo 2007); l’incontro fra il Presidente del Consiglio Berlusconi e il Presidente del Consiglio Putin ad Istanbul nell’agosto 2009; da ultimo, il Vertice intergovernativo allargato che ha avuto luogo a Roma il 3 dicembre 2009. Il prossimo Vertice si terrà in Russia nel secondo semestre dell’anno.

Relazioni economiche
Dopo una crescita sostenuta (in media del 7% negli ultimi dieci anni) la Federazione Russa ha risentito anch’essa degli effetti della crisi finanziaria internazionale. Nel 2009, il PIL si è contratto del 7,9%. La ripresa dovrebbe avvenire soltanto a partire dal  nel secondo trimestre del 2010 (su base annuale il FMI stima una crescita del 3,6%). L’interscambio commerciale Italia-Russia ha registrato, per la prima volta negli ultimi anni, una flessione, totalizzando 18,6 miliardi di euro nel 2009 (-30% rispetto all’anno precedente.. Le esportazioni italiane in Russia hanno subito una flessione del 38,1%: particolarmente colpiti i comparti della meccanica e quello tessile. Il flusso di merci italiane dirette in Russia ha risentito anche di talune misure introdotte dalle autorità russe all’aggravarsi della crisi finanziaria internazionale. L’Italia esporta in Russia soprattutto macchine ed apparecchi meccanici, abbigliamento, prodotti di cuoio e prodotti di arredamento. Il calo delle importazioni italiane dalla Russia è stato meno marcato (-24,7%) ed è in larga parte legato alla diminuzione del prezzo dei prodotti energetici, che rappresentano i due terzi delle forniture russe all’Italia.
Accanto alla solida posizione italiana nel settore energetico, resa possibile dagli investimenti di ENI e Enel, operano stabilmente in Russia circa 500 imprese italiane, attive soprattutto nei settori ad alto contenuto tecnologico, nel settore delle telecomunicazioni, nel comparto automobilistico, elettrodomestici e nel settore bancario. Opportunità di cooperazione si sono manifestate anche nel settore nucleare. Al fine di promuovere l’organizzazione in Russia di distretti industriali italiani, è stato creato un Gruppo misto di Lavoro, che ha elaborato un Memorandum firmato a Roma nel novembre 2003. In tale quadro, sono state individuate alcune Regioni russe dove avviare tali iniziative (Regioni di Lipetsk, Ekaterinburg, Mosca, San Pietroburgo e Perm).
Gli investimenti russi in Italia presentano buone prospettive di crescita, particolarmente nei settori petrolifero, metallurgico e siderurgico. Oltre ai due maggiori investimenti russi da parte della “Severstal” (siderurgico) e del gruppo dell’acciaio “Yevrazholding”, a fine giugno 2008 è stato concluso un accordo tra ERG e Lukoil nel campo della raffinazione del petrolio (per un valore di 1,4 miliardi di Euro).
Il dialogo italo-russo sulle tematiche di interesse economico si svolge regolarmente anche nel quadro del Consiglio per la Cooperazione Economica, Industriale e Finanziaria, la cui decima sessione si è svolta a Roma a febbraio 2009 mentre l’undicesima si terrà nel corso del 2010 in Russia.
Si segnala, infine, che nel giugno 2009, le parti hanno sottoscritto un Protocollo di modifica della Convenzione bilaterale per evitare le doppie imposizioni. Il Protocollo è al momento in fase di ratifica.

Relazioni culturali
Nel campo culturale vi sono progetti a lungo termine che producono positive e durature ricadute nel tempo in quanto diretti a radicare nella società civile i rapporti di collaborazione istituzionale, favorendo gli scambi tra i due Paesi. Grande vivacità si riscontra nel settore degli scambi giovanili, che interessano ogni anno migliaia di studenti italiani e russi. I rapporti culturali fra Italia e Russia sono regolati dall’Accordo di Collaborazione Culturale.
Nel novembre 2007, inoltre, il Ministero dell’Istruzione russo ha emanato una disposizione in base alla quale l’insegnamento della lingua italiana sarà inserito nei programmi ufficiali del sistema scolastico della Federazione Russa (oltre all’inglese, francese e tedesco già presenti nei programmi), a riprova della posizione consolidata e del prestigio di cui gode il nostro Paese nella Federazione Russa.
Nel 2004 è stato istituito il “Foro di Dialogo Italo-Russo delle Società Civili” per lo sviluppo della collaborazione e del dialogo informale, aperto alla partecipazione di eminenti personalità dei due Paesi, nel campo sociale, politico, economico, scientifico e culturale: dal 2005 ad oggi hanno avuto luogo una serie di eventi (tavole rotonde, conferenze, concerti, mostre, ecc.) nelle rispettive capitali nonché in altre città (Venezia, Milano). L’ultima edizione del Foro si è svolta il 2 dicembre 2009, alla vigilia del Vertice intergovernativo italo-russo.
Tra le principali collaborazioni tra le Istituzioni Italiane e russe nei vari settori culturali, si ricorda quella con il Museo Pushkin, che ha portato alla realizzazione di mostre significative d’intesa con importanti musei italiani. Nel 2010 è prevista un’esposizione presso le Scuderie del Quirinale. Il Centro Scientifico e Culturale Ermitage Italia prevede la collaborazione scientifica e culturale con il Museo di Stato Ermitage di San Pietroburgo, il cui primo progetto sarà la catalogazione di tutte le opere d’arte italiane custodite all’Ermitage e in Russia. Nel settore teatrale è intensa l’attività del Teatro Piccolo di Milano con il Maly theatre di Mosca. Il Protocollo di intesa siglato tra il Teatro Bolshoi e la Scala di Milano porterà nell’autunno 2011 l’Orchestra della Scala al Bolshoi per la sua riapertura a conclusione del suo restauro. Il progetto Russi in Italia nasce per iniziativa dei dipartimenti di Slavistica di quattro Università italiane con l’obiettivo di ricostruire un panorama della presenza russa in Italia nel corso dei secoli.
Tali iniziative culturali, segno di una lunga e vivace tradizione di scambi fra i due Paesi, verranno ulteriormente rilanciate nel corso del 2011, dichiarato Anno della Cultura e della Lingua italiana in Russia e della Cultura e della Lingua russa in Italia. A tal fine il Protocollo firmato in occasione del Vertice intergovernativo del 3 dicembre 2009, ha istituito due Comitati organizzatori nazionali. Il Comitato italiano è diretto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Letta mentre il Prof. Giuliano Urbani ha ricevuto l’incarico di coordinatore. Il comitato russo è diretto dal Vice Primo Ministro Zhukov e coordinato da Mikhail Shvydkoj. Sempre in occasione del Vertice del 3 dicembre, Italia e Russia hanno sottoscritto l’Accordo sul riconoscimento reciproco dei titoli di studio, al momento in fase di ratifica.

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